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Viaggio in Cambogia

Un Paese che mi segue e mi ricatta, detta le mie letture, indirizza i miei viaggi. Non ci vivo, in fondo non lo conosco, ma mi ammala. Mi sono chiesto che cosa mi resta vischiosamente addosso della Cambogia.
Marco Del Corona, Cattedrali di cenere.

Nata, morta e risorta: storia della Cambogia. Mito e realtà, memoria scolpita nella pietra e memoria da ricostruire si intrecciano sullo sfondo di verdi foreste e risaie luccicanti in un Paese ancor oggi fortemente rurale. Se la manifestazione di grandezza e splendore che incontriamo ad Angkor possono solo farci immaginare di quale potenza e prestigio l’impero Khmer sia stato capace, la terra ci manca sotto i piedi leggendo le pagine della storia recente e terrificante che ha azzerato qualsiasi ordine preesistente in Cambogia. Un viaggio in Cambogia è un passaggio nel limbo di un Paese che riemerge dalle proprie ceneri. Quello che ti resta addosso è uno sguardo di pietra che ti segue passeggiando tra i templi; è il color zafferano delle tonache buddiste, o le innumerevoli gradazioni del verde; è il ritmo lento delle campagne, o la vivacità dell’animata capitale.

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Contesto

Il regno di Cambogia con i suoi 16 milioni di abitanti su una superficie pari a circa la metà di quella italiana rappresenta il cuore geografico della penisola indocinese. In questa vasta distesa alluvionale terra e acqua rappresentano i due elementi fondamentali che alternandosi danno luogo ad un mosaico paesaggistico dalle suggestive combinazioni cromatiche. La ricchezza idrica della regione è certamente stata uno dei motivi che nel corso dei secoli, in seguito alla caduta dell’impero khmer, ha attirato le attenzioni degli imperi limitrofi, direttamente o subendone l’influenza economico-politica, fino a diventare protettorato francese nel 1853.

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A quasi un decennio di sfruttamento coloniale segue un breve periodo di controllo giapponese, nel corso della seconda guerra mondiale. L’indipendenza, conquistata nel 1953, non riesce a garantire una stabilità sul lungo termine: ben presto il coinvolgimento nella guerra del Vietnam e un generale clima di malcontento diffuso tra la popolazione daranno origine al movimento dei khmer rossi. Questi ultimi prendono il potere nel 1975, sotto la guida del leader Pol Pot, seguono anni di chiusura totale del Paese durante i quali le premesse di una rivoluzione sociale equa e giusta lasciano ben presto spazio ai timori della comunità internazionale rispetto a quanto stia realmente accadendo in Cambogia. Solo nel 1979 con l’invasione vietnamita viene portato alla luce il vero e proprio dramma del genocidio consumatosi nel Paese. Il cammino verso la stabilità e la pace interna è lungo e non è facilitato dalla comunità internazionale che fino al 1992 riconosce come legittima, con seggio ONU, la Cambogia Democratica di Pol Pot. Serve almeno un ventennio per ristabilire un’idea di ordine e ricominciare a guardare avanti. La Cambogia di oggi rimane per certi versi un Paese ambiguo: da un lato l’esempio dei vicini Paesi emergenti, le rampanti economie asiatiche, dall’altro un vuoto generazionale da colmare, un ordine ancora non completamente ristabilito che rende difficile un equo sfruttamento delle risorse e una giusta distribuzione della ricchezza.

GALLERY CAMBOGIA 2014

Cambogia Vishnu